L'aerologia è una delle quattro branchie della meteorologia. Essa si occupa del comportamento delle masse d'aria delle dimensioni di un chilometro in relazione alle interazioni tra vento e rilievi, alla formazione dei singoli cumuli e ai vari fenomeni che si verificano in questo strato dell'atmosfera. Che Jean Michel Jarre abbia dunque scelto "Aero" quale titolo della sua nuova antologia pubblicata nel settembre 2004, non dovrà sembrare incongruo, considerando quanto la sua fama sia debitrice alle suggestioni poetiche ricavate dall'evocazione sonora dei misteri legati alle fenomenologie climatiche. Il titolo “Aero”, già utilizzato per battezzare il concerto tenuto nel Windmill park di Aalborg in Danimarca nel settembre 2002, viene riproposto dietro il pretesto di fungere da acrostico di “Anthology of electronic revisited originals” a dimostrare quanto sia ancora viva la vena “paroliberistica” di Jarre allorquando si tratti di giustificare il recupero di idee già collaudate.
In questa silloge di 12 successi appositamente rielaborati nota per nota per fruire delle proprietà "olo-foniche" del sistema digitale DTS 5.1 che, qualora si sia provvisti di un apparato di diffusori adeguatamente disposti nel proprio spazio d’ascolto, consente di modellare una bolla sonora intorno all'ascoltatore, immergendolo in una stratosfera "aerofonica", i brani espunti da "Oxygene" ed "Equinoxe", perfettamente allineati con la piattaforma concettuale del disco, sono quelli che si stagliano sugli altri per accuratezza filologica e per un'indubbia abilità dell'artista nel riconvertire entro le cifre attuali della "drum-and-bass", della "dance" e del "chill-out" composizioni che a loro volta sono state archetipi della musica elettronica delle ultime due decadi. Meno convincenti nella eterogenea tessitura di brani attinti da dischi che hanno fatto la storia dell'arte dei suoni campionati come l'onirico "Zoolook"(1984), le tre nuove creazioni che dovrebbero incernierare la raccolta sotto il "main concept" dell'aerologia. Mentre "Aero" suona alle orecchie dei consumati "aficionados" del compositore come una frettolosa ma comunque degna rilettura alla Robert Miles in chiave “trance” del tema conduttore di "Je me souviens", delizioso motivo "kraftwerkiano" dalle tinte notturne arabescato dalla voce brumosa di Laurie Anderson nel disco "Metamorphoses"(2000), la svagata nenia palpitante farcita di campane tubolari di "Aerology" che sembra parodiare le musiche di film come "Mission impossibile" e "Pulp Fiction", stride con le altre tracks informate al più vasto respiro della raccolta, mancando di avvalersi appieno delle proprietà avvolgenti del suono tridimensionale (nelle intenzioni di Jarre il brano rappresenta in realtà una sorta di “negativo” sonoro da sviluppare attraverso i remixes che seguiranno a pochi mesi dalla pubblicazione di “Aero”).
"Aerozone", scelto anche come suono di commento del menù interattivo del dvd per via della sua corposa "libreria" di effetti, costituisce infine una classica quanto fantasiosa variazione sul tema degli arpeggi e dei fugati concepiti per matrisequenzer ai quali Jarre ha abituato i suoi ascoltatori dai tempi di "Arpeggiator" contenuto nel doppio album "Concerts in China" (1981) e più volte replicato in "Digisequencer" nel live "Hong Kong" (1994) fino ad "Oxygene 11" del 1997, diretto antesignano di questa nuova ammaliante rivisitazione avvolta dagli echi spaziali di "Moon Machine", purtroppo penalizzata nella sua resa "estetica" da un eccessivo affidamento all'uso di soft-synths e di programmi come "Reason" e "Pro Tools", softwares che emulano digitalmente i suoni dei sintetizzatori analogici ma che non possono non tradire una lacuna di calore e di corposità nella generazione degli inviluppi e degli effetti. Un limite che trapela anche da altre re-interpretazioni come la sognante e nostalgica ballata dance di "Cronologie part 6", audacemente arricchito da una nuova pista ritmica benché privo della robusta trama di effetti "spazializzanti" ascoltabile nella versione originale del 1993.
Relegato a fare da bonus track (non essendo un brano reinterpretato integralmente in 5.1)ricompare infine il più che logorato anthem di “Rendez-vous 4”, inserito quasi come ovvio riempitivo nella sua ennesima versione eseguita proprio durante l’ “Aero” concert di Aalborg insieme alla coppia di percussionisti danesi Safri Duo, il cui apporto “acustico” suona alquanto accessorio e pretenzioso nel suo voler introdurre una connotazione vagamente tribale ad un brano interamente strutturato su un rigoroso melodicismo elettronico.
Una menzione d'onore va al lavoro di cesello compiuto dal dj e produttore Joachim Garraud (artefice del sound design di "Metamorphoses") al quale viene affidato il compito di cucire tra loro le tracce attraverso delle argute "transition-tracks", veri e propri pass-partout "sonori" in cui, tra svolazzi di ali, sibili , cicalecci, accensioni di cerini, radioline stregate, vortici siderali, fanno capolino velati omaggi alla stessa carriera di Jarre: su tutti, il motivo di Equinoxe 5 che balbetta come un ritornello fatato sulle piastre di uno xilofono, tocco metamusicale nel quale stemperare dadaisticamente l'enfasi autocelebrativa della raccolta .
Gli occhi azzurri dell'attrice Anne Parillaud, nuova compagna di Jarre, accompagnano con un unico piano fisso alla Andy Warhol questo estenuante ed ambizioso "excursus" al confine tra evocazione e rievocazione, simbolici di quel cielo nel quale i sogni musicali del francese continuano a fluttuare con la solenne levità di cumulonembi sospesi tra passato e futuro.
_________________
Alessandro Fantini AFAN