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Alessandro Fantini

DE SPHAERA





Qualche appunto su Sfere, Geoidi, Putrefazioni e Cosmogonie


Sebbene non possegga i requisiti morfologici per essere definita una vera e propria sfera, essendo di fatto assimilabile ad una pera schiacciata ai due poli, l'iconografia del pianeta Terra entrata a far parte degli archetipi dell'immaginario collettivo, ha sempre privilegiato al posto del più realistico geoide quello di un solido perfetto del tutto privo di irregolarità. Questa concezione figurale annovera i suoi prodromi nella filosofia parmenidea dell'Essere prima ancora che nella geometria a connotazione ermetico-esoterica del pitagorismo e nel sistema di pensiero di Platone.

 

Per Parmenide l'idea compiuta e inalterabile dell'Essere trovava la sua più fedele rappresentazione nella Sfera. Per risolvere l'inconciliabilità tra l'immutabilità dell'Essere formulata dalla Ragione e la discontinuità del divenire percepita dai Sensi, l'Iperuranio platonico venne concepito come il luogo fuori dal tempo e dallo spazio preposto a preservare le idee pure che trovano il loro riflesso contingente nei fenomeni e negli oggetti del mondo. E' proprio grazie alla sua dote figurale di significare al tempo stesso l'immanente il contingente, il movimento e la stasi, il finito e l'infinito, l'uno e il tutto, che questa formidabile astrazione plastica ha trovato le più disparate applicazioni simboliche nel corso dei secoli tra le file dei mistici, esoterici, astrologi e alchimisti. Secondo Boezio, teorico della musica neoplatonica, la “musica instrumentalis” terrena non sarebbe che una proiezione della “musica mundana”, ossia della musica cosmica, rappresentata nel '600 da una sfera posta tra Cielo e Terra nelle illustrazioni del “Musurgia Universalis” di Athanasius Kircher.

 

Come non rimarcare quindi quanto questa “sferofilia”sia stata, poeticamente e concettualmente, al centro della maggior parte delle opere di Jarre sia sotto l'aspetto del criterio compositivo delle sue suite più “stratosferiche” quali “Oxygene”, ed “Equinoxe” (per le quali anzi si potrebbe inferire che l'uno agisca quale nucleo dell'altro e viceversa, in un rapporto speculare e concentrico, mimetico e sistemico), quanto sotto quello della loro traslitterazione pittorica nelle copertine del neo-magrittiano Michel Granger, pre-esistenti e co-fondative delle opere medesime. Il teschio insilato in un globo terraqueo spoglio di atmosfera si presenta come il tetro e decadente “revenant” del principo alchemico che voleva l'organismo umano “figura” del mondo e del cosmo. Così se per Agrippa di Nettscheim “la forma complessiva del corpo umano è rotonda” ed ogni suo membro corrisponde nell'archetipo divino a un segno celeste, a una stella, a un'intelligenza o a un nome di Dio, la putrefazione dell'anima del mondo nell'elegiaca celebrazione che Jarre ne fece nei quaranta minuti “sferici” di “Oxygene”e Granger nell'immagine gnostica della Terra umanizzata dalla sua ossificazione, acquistava quell'ermetica ambiguità in cui ricomporre le disarmonie della Ragione e dei Sensi nella prefigurazione di una nuova integrità dell'Essere evocata nel puro Divenire della Melodia. Niente Musica delle Sfere né Musica dello Spazio: “Oxygene” respira da sempre nelle più umane profondità vascolari della “Musica Geodetica”.


Alessandro Fantini
http://www.afantepidarium.3000.it
 
 
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